Rosangela Chirico ArtWoman


Vai ai contenuti

Menu principale:


Boccioni

Artisti Contemporanei



Boccioni Umberto (1882-1916)


Umberto Boccioni, pittore e scultore, nasce a Reggio Calabria il 19 0ttobre 1882, da genitori romani in una casa che venne distrutta dal terremoto del 1908, ubicata in via Cavour al n.41. Subì numerosi trasferimenti con la famiglia tra Forlì, Genova, Padova e Catania dove si diplomò presso l'istituto tecnico. Nel frattempo iniziò la sua attività di scrittore e di giornalista presso la Gazzetta della Sera. Nel 1899 si trasferì a Roma, non più con la sua famiglia, dove iniziò a prendere lezioni di disegno presso un cartellonista dal nome Mataloni. Boccioni era contrario a seguire gli studi accademici in quanto li riteneva restrittivi nei riguardi della sensibilità e della libertà espressiva, infatti scelse di iscriversi alla Scuola libera del nudo dell'Accademia di belle arti, fu in questo periodo che conobbe Severini di cui divenne molto amico. In seguitò conobbe Giacomo Balla che divenne suo essenziale punto di riferimento nelle sue prime esperienze artistiche. Anche Sironi fece parte delle amicizie di Boccioni, i due si conobbero nello studio di Balla. Nel 1903 Boccioni partecipò per la prima volta ad una mostra, esponendo alla LXXIII Esposizione Internazionale di belle arti della Società amatori e cultori di Roma, dove vi prese parte anche nei tre anni successivi. Ma non sempre i lavori di Boccioni furono accettati nelle selezioni per le mostre, erano sempre soggetti a polemiche politiche e artistiche in quanto i sostenitori dell'arte ritenevano che non trasmettevano nulla di eccezionale se non un tentativo di antiaccademismo forzato. La sua fu una vita da girovago nell'intento di riuscire ad affermarsi in arte e negli ambienti culturali dell'epoca, nonostante fosse amico di un certo gruppo di artisti avanguardisti. Nel 1906 fece il suo primo viaggio in Francia. Parigi lo affascinò particolarmente per il suo modernismo e la vitalità prorompente. Qui vi abitò insieme a Sironi in una casa presa in affitto. Nell'agosto dello stesso anno partì per la Russia, grazie ai soldi guadagnati dalla vendita di qualche suo disegno. Qui fu ospitato dal conte Popoff dove eseguì il ritratto della contessa Sophie. A dicembre fu già di rientro in Italia in quanto il soggiorno in Russia non gli fece guadagnare soldi. Nell'aprile del 1907, sentendosi stanco dello stesso paesaggio padovano, decise di trasferirsi a Venezia, anche qui come a Roma si iscrisse alla Scuola libera del nudo all'Accademia di belle arti dove seguì il corso di Arturo Martini, fu in questi anni che Boccioni acquisì la tecnica dell'acqua forte. Ad agosto partì per Milano, a settembre fu a Monaco ospite di una sua amica, qui ebbe modo di visitare l'esposizione dei Secessionisti. Di rientro a Milano conobbe Previati da cui fu attratto per la sua tecnica pittorica, veloce e decisa, lo affascinava la modernità presente nelle opere di costui che rifiutava il verismo e si allontanava volutamente dal realismo, per esprimersi col solo linguaggio degli impressionisti. A questo periodo appartengono le opere Ritratto della madre (1907), Autoritratto (1908), Officine a Porta Romana (1908). A Milano nel 1910, scrisse con Filippo Tommaso Marinetti, insieme a Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e a Gino Severini, il Manifesto dei pittori futuristi, a cui seguì il Manifesto tecnico del movimento futurista (1910), in cui si affermava che l'obiettivo dell'artista moderno doveva essere: liberarsi dai modelli e dalle tradizioni figurative del passato per volgersi risolutamente al mondo contemporaneo, dinamico, vivace, in continua evoluzione. Come soggetti della rappresentazione si proponevano dunque le città, le macchine, la caotica realtà quotidiana. Naturalmente Boccioni, nelle sue opere seppe esprimere magistralmente il movimento delle forme, il susseguirsi delle vibrazioni nello spazio, e la concretezza della materia. Benché influenzato dal cubismo, cui rimproverò l'eccessiva staticità, Boccioni evitò nei suoi dipinti le linee rette e adoperò colori complementari. Il dinamismo era dato da linee-forza e da compenetrazione di piani. Le opere più descrittive di questo periodo sono Visioni simultanee (1911) e il trittico degli stati d'animo: Gli addii (1911, collezione privata New York), in cui i moti dell'animo sono espressi attraverso lampi di luce, spirali e linee ondulate disposte diagonalmente, Quelli che vanno, Quelli che restano. In quadri come Dinamismo di un ciclista (1913 ca., collezione Mattioli, Milano), o Dinamismo di un giocatore di calcio (1911, collezione privata, Roma), la raffigurazione di uno stesso soggetto in stadi successivi nel tempo, suggerisce efficacemente l'idea dello spostamento nello spazio. Simile intento governa del resto anche la scultura di Boccioni, per la quale spesso l'artista trascurò i materiali nobili come marmo e bronzo, preferendo il legno, il ferro e il vetro.Tra le sculture troviamo Sviluppo di una bottiglia nello spazio (1912) e Forme uniche nella continuità dello spazio (1913) che raggiungono una singolare unità morfologica. Ciò che lo interessava era illustrare l'interazione di un oggetto in movimento con lo spazio circostante. Tra le altre opere pittoriche più rilevanti di Boccioni ricordiamo Rissa in Galleria (1910, collezione Jesi, Pinacoteca di Brera, Milano), Forze di una strada (1911, Kunstmuseum, Basilea), dove la città, quasi organismo vivo, ha un peso preponderante rispetto alle presenze umane. Infatti con le ideologie futuriste, le cose in movimento si moltiplicano, e susseguendosi danno vita a deformazioni, come vibrazioni nello spazio, il ritratto non deve necessariamente essere fedele al modello, in quanto per dipingere una figura si deve considerare anche le estensioni circostanti che coinvolgono e avvolgono tutto nello stesso istante in cui gli eventi della giornata si evolvono. Nei manifesti si enuncia che tutto è parte di tutto, infatti continuano i futuristi dicendo: a volte sulla guancia di una persona con cui parliamo nella via noi vediamo il cavallo che passa lontano, così come i nostri corpi entrano nei divani su cui sediamo, i divani entrano in noi, ed ancora, come il tram che passa, entra nelle case, le quali alla loro volta si scaraventano sul tram e con esso si amalgamano. Il documento futurista continua polemicamente che: " La costruzione di quadri è stupidamente tradizionale. I pittori ci hanno sempre mostrato cose e persone poste davanti a noi. Noi porremo lo spettatore nel centro del quadro." Questo fu un principio cardine per Boccioni, infatti fu preso a titolo nel quindicesimo capitolo del Manifesto di Pittura scultura futuriste, anche se ciò cagionò contrasti con Carrà. La fondazione del movimento Futurista, diede a Boccioni ed a tutti coloro che ne presero parte, motivo di numerose mostre in cui le discussioni e le contestazioni sfavorevoli ai principi futuristi non mancarono. Il sistema futurista si prefiggeva di distruggere i vecchi strumenti di espressione per ricercarne nuovi come loro stessi enunciavano ad ogni costo! Il 15 e 16 settembre del 1914 Boccioni partecipò alle dimostrazioni contro l'Austria, inscenate a Milano dove in piazza del Duomo, Martinetti bruciò insieme ai suoi compagni alcune bandiere austriache. Boccioni insieme a Marinetti, Russolo, Mazza (avvocato) e Piatti (avvocato) furono trattenuti in carcere a San Vittore, per alcuni giorni. Dall'autunno del 1914 Boccioni diminuì la sua attività pittorica in quanto ritenne necessario partecipare al conflitto perché si trattava di difendere la cultura e la civiltà italiana diffusa nel mondo, tutelando la razza italiana come singolare e pura. Sosteneva che la guerra era necessaria come unica igiene del mondo, attuabile attraverso il patriottismo e il militarismo. Nei primi mesi del 1915 il gruppo futurista iniziò a sgretolarsi per il distaccarsi di Lacerba in seguito ad una serie di polemiche. Mentre a marzo, Balla e Depero, lanciarono a Roma il manifesto Ricostruzione futurista dell'universo. Questo rappresentò la base per lo sviluppo del "secondo futurismo tra le due guerre". Con ciò Martinetti, capogruppo dirigente futurista, annunciò a Severini che il gruppo invitava Sironi a prendere parte al movimento. Nei primi mesi del 1915 Boccioni riprese la sua attività artistica. Nel luglio dello stesso anno egli si arruolò nel Battaglione lombardo volontari ciclisti, partendo per il fronte. Il 26 ottobre Marinetti, Sironi, Piatti, Russolo, Sant'elia e Boccioni firmarono il manifesto dell' Orgoglio italiano, un documento politico in cui si elogiò la superiorità del popolo italiano. Il 9 novembre del 1915, Boccioni congedatosi rientrò a Milano. A gennaio del 1916 Boccioni riprese a dipingere mentre era impegnato a scrivere sulla rivista "Gli Avvenimenti",una rubrica "Le arti plastiche". A questo periodo appartengono le opere Ritratto del maestro Ferruccio Busoni, Natura morta, e alcune vedute del paesaggio di Pallanza, e due ritratti della signora Busoni. In questi lavori è presente una fase di sperimentazione tra il postimpressionisno, studi cubisti e i cromatismi degli impressionisti. Nel luglio Boccioni fu costretto ad arruolarsi nuovamente abbandonando la ricerca pittorica intrapresa i mesi precedenti. Ormai trentaquattrenne, in una sua lettera a Busoni scrisse della sua stanchezza mentale accusata nell'ambito artistico. Sosteneva che gli sforzi per creare erano per lui divenuti enormi, altrettanto faticoso fu ritornare alle armi alla sua età. Purtroppo in un tragico evento a causa di una caduta da cavallo mentre era militare, morì il 16 agosto del 1916. Boccioni fu sepolto nel cimitero di Verona, dove nove anni dopo, accanto a lui fu seppellita anche sua madre Cecilia. Oltre quattrocento opere di Boccioni furono esposte a gennaio del 1917 a Milano in una mostra organizzata a Palazzo Cova come omaggio ad un artista che aveva concepito la sua vita in funzione dell'arte attraverso una spiritualità profonda che gli giungeva dai colori squillanti che gli impressionisti gli avevano trasmesso e sviscerata attraverso una visione trascendentale sola della sua anima, infatti tra i suoi pensieri ve ne è uno che racconta che l'arte è inumana e uccide chi vuole umanizzarla.(…) Con la sua scomparsa anche il movimento futurista ebbe poco seguito.



www.rosangelachirico.eu© - 2008/2010 - Tutti i diritti riservati

Google Pagerank, SEO tools

Sito INTERAMENTE coperto da copyright. E' VIETATO il prelievo del materiale in esso contenuto senza l'autorizzazione dell'Artista!

L'Artista rispetta l'intelligenza e la cultura di chi legge.

Marchi e Loghi presenti sul sito sono registrati dai legittimi proprietari quindi Loro esclusiva proprietà.

Prima di visitare il sito si consiglia di leggere la Liberatoria Legale e l'Informativa sulla Privacy



free counters

Home Page | Biografia Biografy | Introduzione Introduction | PoesiaVisiva VisualPoetry | Opere Digitali Digital Art | Opere Informi Shapeless Art | Lirica Poetica Poetic Lyric | Progetti Projects | Scatti Eventi Releases Events | Avanguardie Artistiche | Artisti Contemporanei | Libro Ospiti Guestbook | Links | Contatti Contacts | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu