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Avanguardie Artistiche
Impressionismo (1950)
L'Impressionismo è un movimento artistico sviluppatosi in Francia nella seconda metà dell'Ottocento. Nacque dall'opposizione delle tradizioni pittoriche, e scultoree accademiche, di soggetti classici, tecnicamente meticolosi, realizzati tra le pareti dello studio. Tra i principali impressionisti si ricordano: Vincent Van Gogh, Edgard Degas, Claude Monet, Berrthe Morisot, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley, e Jean-Frèdèric Bazille.
All'epoca, l'accademia imponeva le direttive, alle quali tutta l'arte francese avrebbe dovuto uniformarsi, e allestiva le esposizioni del Salon di Parigi, per promuovere artisticamente la formazione del gusto. Gli Impressionisti, rifiutarono i dettami, e le costrizioni che la tradizionale Accademia obbligava, infatti, prediligevano ispirarsi alla natura, e alla vita quotidiana, piuttosto che alla classicità o alla storia aulica, respingendo anche il sentimentalismo tardo romanico, molto diffuso in quel periodo. Scelsero di lavorare all'aperto, "En plein air", anziché in studio, ponendo particolare cura, agli effetti della luce naturale, nella resa dei paesaggi e delle figure in genere. Se la pratica accademica si fondava sull'oculatezza del disegno, in meticolose descrizioni dei dettagli, definendo le forme attraverso le sfumature di colore, e per mezzo del chiaroscuro, gli Impressionisti, invece, elaborarono una tecnica pittorica, in grado di riprodurre la percezione visiva del reale, nella quale i contorni non apparivano mai netti, e i colori, colpiti dalla luce sembravano vibrare. Il procedimento si fondava sulla stesura di brevi pennellate di pigmento puro, attraverso una sovrapposizione di colori primari (rosso, giallo e blu), messi in contrasto con i complementari (verde, viola, arancio ecc.), ottenendo come risultato finale, un'immagine rozza e frammentaria, soprattutto se analizzata da vicino, ma al contrario, straordinariamente efficace, se vista dalla consueta distanza d'osservazione, in cui è l'occhio, ad impastare il colore, sulla superficie pittorica, caratterizzando una luminosità più accesa, di quella solitamente prodotta, quando si mescolano i colori, prima di applicarli alla tela.
Le caratteristiche dell'Impressionismo, rappresentavano certamente una novità nel panorama artistico del XIX secolo, ma lo sforzo di rendere nel dipinto gli effetti della luce naturale, non era nuovo. Già nel XVII secolo, Jan Vermeer, utilizzò forti contrasti chiaroscurali per infondere nelle scene rappresentate, una luce reale.
Diego Velàzquez, nel XVII secolo, e Francisco Goya, all'inizio del XIX, riprodussero gli effetti della luce, eliminando le ombre minori, e stendendo aree di colore luminoso, sfaldando i contorni.
Gli Impressionisti, ebbero cospicue suggestioni, dalla cultura orientale, che si diffuse in Europa col primo grande incontro dei francesi, con l'arte esotica, all'esposizione universale di Parigi, del 1867, dove furono esposte le stampe giapponesi degli artisti Kuniteru, Hiroshige III e Sadahide. In questo ambito di pensiero, operarono i pittori della scuola di Barbizon e Camille Corot, che avevano studiato gli effetti di luce, nelle diverse ore del giorno. L'opera di Eugène Delacroix fu contraddistinta da un atteso uso del colore; Eugène-Louis Boudin, fu preso a modello, per il carattere di spontaneità, molto evidente nelle sue tele; l'arte di Gustave Courbet fu ammirata per i soggetti tratti, dalla vita quotidiana. Anche l'opera dei pittori inglesi, John Constable e Joseph Turne, fu vicina alle ricerche degli Impressionisti, a tal punto che, quando Monet e Pissarro, videro i loro dipinti per la prima volta, nel 1871, ne furono profondamente impressionati.
Il dipinto "Le dèjeuner sur l'herbe" (colazione sull'erba, 1863, Musèe d'Orsay, Parigi) di Edouard Manet, fu esposto nel 1863 al Salon des Refusès, nell'ambito di una mostra organizzata, in opposizione al Salon Ufficiale, dal quale gli Impressionisti furono esclusi. Questo evento segnò l'inizio di una nuova era nell'arte; Segnò la prima esposizione indipendente degli Impressionisti, che fu allestita però, solo undici anni più tardi, nel 1874.
Il termine "Impressionista", fu utilizzato per la prima volta dal giornalista Louis Leroy, sul periodico parigino "Charivari" il 15 aprile del 1874, per qualificare spregiativamente un dipinto di Claude Monet, intitolato "Impression soleil levant" (Impressione del sol levante, 1872, Musèe Marmottan, Paris), questo termine fu adottato ufficialmente in occasione della Terza Esposizione degli Impressionisti, nel 1877.
L'arte degli Impressionisti, fu sostenuta da un gruppo di illustri uomini della cultura francese, tra cui gli scrittori Emile Zola, e Charles Baudelaire, il pittore e collezionista Gustave Caillebotte, ed il mercante d'arte, Paul Durand-Ruel. La stampa ed il grande pubblico invece, abituati da tempo allo stile accademico e convenzionale, furono avversi alle innovazioni impressioniste. Tuttavia, con il tempo, il movimento ottenne consensi. L'Impressionismo francese, influì notevolmente sugli artisti di molti paesi: negli Stati Uniti, il pittore che più risentì del loro stile, fu James Whistler, che a sua volta influenzò le generazioni successive.
Molti artisti, che inizialmente avevano aderito ai principi dell'Impressionismo, e ne avevano adottato le tecniche, svilupparono in seguito delle ricerche pittoriche originali, dando esito, a nuovi movimenti artistici.
I pittori francesi Georges Seurat, e Paul Signac, elaborarono il puntinismo, una sorta di applicazione scientifica, della teoria Impressionista sulla scomposizione del colore. Tra i Postimpressionisti, Paul Cèzanne, anticipò nella sua opera, il cubismo; mentre Paul Gauguin e Vincent Van Gogh, sarebbero da considerare, gli antesignani dell'Espressionismo.
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